Arte digitale attraverso Houda Bakkali
“Lo stile di Houda Bakkali è inconfondibile e deriva da una sofisticata e spesso ironica mimesi dei contenuti popular dell’ambiente urbano, rielaborati attraverso una vivace gamma cromatica di matrice pop e un disegno elegante ed essenziale. L’artista sembra considerare la scena urbana come un festoso spettacolo visivo in cui le immagini sottintendono una molteplicità di messaggi, di significati logici, emotivi, simbolici: nelle sue opere confluiscono dettagli metropolitani provenienti da diverse culture, che inaspettatamente si fondono in un nuovo equilibrio senza generare conflitti. Se la Pop Art degli anni ’60 rivolgeva la propria indagine al complesso e multiforme panorama delle grandi metropoli occidentali con l’intento di portare a termine un’irriverente ricognizione della cultura di massa, Houda Bakkali amplia il campo d’indagine a una sorta di macro continente allargato che rispecchia in modo più aggiornato la nuova topografia integrata del mondo, sempre più fondata su inevitabili implicazioni reciproche.
Il suo linguaggio condivide con la Pop Art “storica” l’intento di suscitare nello spettatore una risposta immediata e la consapevolezza che lo sfaccettato orizzonte culturale in cui ci troviamo a vivere è una realtà che non può essere elusa o negata, ma che deve essere indagata e compresa nei suoi fattori formativi e nelle interconnessioni che ne animano le dinamiche. Negli ultimi decenni la società è profondamente cambiata: il benessere, che per qualche tempo sembrava poter essere alla portata di tutti, ha svelato i propri retroscena prevaricatori nei confronti dell’ambiente e delle popolazioni presso cui è stata dislocata la produzione di massa. Sono cambiati i valori, oggi sempre più in tensione tra i due poli opposti dell’ideologia e della dissoluzione totale, è cambiata la visione del mondo, che oscilla vertiginosamente tra lo smarrimento e un infantile narcisismo individualista. In un contesto così eterogeneo è molto facile perdere l’orientamento e non riuscire a trovare una chiave di lettura coerente e non parziale del mondo che ci circonda." Juliet Art Magazine | Italia
"Per questo Houda Bakkali sceglie di utilizzare un’estetica non elitaria, accessibile a tutti, cercando nuova linfa nelle forme della vita quotidiana e traducendole in tinte primarie ed empatiche che rendono le sue opere semplici ma incisive. Le sue icone sono immediatamente riconducibili al cuore del problema che affrontano e raccontano luci e ombre della nostra epoca con particolare attenzione al ruolo della donna, emblema di bellezza ma anche di dignità e forza. A questo modo l’artista si avvale del linguaggio visivo tipico dello stereotipo per capovolgerne il significato e creare potenti personaggi che si propongono come modelli positivi di libertà e auto determinazione, la cui missione è proprio rompere gli stereotipi che sembrerebbero a prima vista incarnare.” Juliet Art Magazine | Italia
"Emblematica per quest’aspetto è la serie Beautiful African Woman, un omaggio alla figura di sua madre, che ha proiettato l’artista sulla scena internazionale, conquistando prestigiosi riconoscimenti come The New Talent Award al Festival International Artistes du Monde a Cannes (settembre 2018) e il Silver Award al Graphis Advertising Annual 2019 a New York (ottobre 2018), Excellence Award al Circle Foundation for the Arts di Lione in Francia (2019) e Distinguished Artist in Art Ascent Magazine (Canada 2019). Il lavoro è incentrato su una serie di ritratti che mostrano la madre di Houda sotto varie sfaccettature (trasgressiva, sensuale, euforica, ribelle, serena), tutte accomunate da un profondo rispetto per sé stessa e da una vitalistica aspirazione al coinvolgimento, allo stare al gioco, a essere protagonista della propria vita senza compromessi. La donna, araba e musulmana in un periodo storico in cui la libertà di pensiero non era così scontata, ha lottato con determinazione nell’anonimato per difendere la libertà di scegliere il proprio futuro e di prendere in autonomia le proprie decisioni. La sua esperienza ha lasciato in eredità all’artista l’ottimismo, l’energia e l’entusiasmo di cercare e trasmettere bellezza per reagire agli squilibri del mondo e di guardare al futuro con fiducia.." Juliet Art Magazine | Italia
“La serie di volti creati da Houda Bakkali grazie all’illustrazione digitale, è un tributo alla donna africana e araba. Un tributo al suo potere, alla sua bellezza, alla sua intelligenza, al suo dinamismo, al suo spirito trasgressivo, alla sua passione per la libertà, alla sua natura ribelle, alla sua perspicacia, al suo desiderio di conquistare il mondo, al suo attaccamento alla felicità, al suo entusiasmo, alla sua passione per la vita e la solidarietà.” James Magazine | Italia
"Nell’era digitalizzata, in cui la componente umana appare sempre più impotente di fronte a un macrosistema estraneo e impersonale, Houda Bakkali utilizza le nuove tecniche artistiche come strumento di protesta pacifica, come mezzo per reinventare il mondo reclamando la centralità dell’essere umano. Nella serie Too many fishes, too few loaves ad esempio, vediamo la sagoma di un business man contemporaneo osservare con cupidigia una grande lisca di pesce che fluttua di fonte a lui, circondata da un pulviscolo di pois colorati. Quest’immagine apparentemente spensierata racconta con immediatezza la violenta competitività di un mondo sempre più depauperato delle sue risorse e la scandalosa sperequazione di una ricchezza appannaggio di pochi a discapito della maggioranza della collettività. Ma, allo stesso tempo, l’immagine sembra prefigurare l’imminente vittoria del colore, dirompente forza vitale che riuscirà a sovvertire lo status quo in una nuova armonia." Juliet Art Magazine | Italia
"Appare più che mai evidente qui il dono dell’artista di parlare dei problemi dei nostri tempi con profondità e leggerezza, proponendo modelli positivi di pensiero e comportamento senza ridurre la portata dirompente del suo messaggio. Il tempo della fantasia e dei sogni può essere qui e ora, se ci si impegna attivamente in un dialogo reciproco per raggiungere l’amore e la speranza: è questo il messaggio di Don Quixote Time (opera insignita del Graphis Honorable Mention a New York nel 2019 e del Poster Annual 2020) che rivisita il visionario personaggio di Miguel de Cervantes trasformandolo in una sorta di filosofo contemporaneo che, a differenza del suo predecessore seicentesco, con la riflessione e l’umorismo riuscirà a conquistare un lieto fine." Juliet Art Magazine | Italia
Arte digitale in un mondo digitale

Gli strumenti digitali sono stati la sua principale forma di creazione. Come afferma l'artista, “l'arte digitale è sinonimo di versatilità, con infinite possibilità di creazione, distruzione e cambiamento. È un impegno per un'infinità di combinazioni possibili che fanno rigenerare, crescere, maturare, andare e tornare le opere d'arte, evolvendosi infine nel tempo, rompendo la barriera dell'immobilità e la versione statica del mondo. . "
Tuttavia, l'arte digitale è stata anche una barriera che l'artista ha dovuto combattere in più di un'occasione. “In molte occasioni, soprattutto in Europa, l'arte digitale non viene compresa. L'intervento di strumenti digitali nel processo creativo sembra sminuire il lavoro, quando è il concetto che conta davvero. L'anima di ogni opera e la sua capacità di trasmettere, emozionare o disturbare il ricevente. Creare con il mouse di un computer o usare un pennello cambia il messaggio, il concetto e l'anima dell'opera?"
L'arte è denaro, il denaro è arte

Houda ha esposto in diverse città, fiere e gallerie internazionali, un'esperienza che gli ha permesso di conoscere il mercato dell'arte ei suoi movimenti meno idilliaci. Come racconta la stessa artista: “Qualche tempo fa, in una conferenza alla Scuola d'Arte Antonio López, gli studenti mi hanno chiesto come avere successo nel mondo dell'arte. Fondamentalmente l'ho riassunto con la frase: niente soldi, niente festa. Puoi avere successo nel mondo dell'arte con talento, perseveranza, attitudine e con tutti i tipi di qualità che ti vengono in mente. Ma, essendo puramente realistico, la strada sarà sempre più breve e molto più fruttuosa con una buona iniezione di denaro.
«L'arte è denaro, è un business, e come tale va inteso. Questo non è né buono né cattivo, è così, punto.»
"L'arte deve essere un bene universale, accessibile e vicino, e deve saper rispondere alle esigenze di una nuova realtà in modo più semplice, senza essere così presuntuoso ..."
Il lavoro di Houda Bakkali non può essere compreso senza un contesto digitale. Il suo lavoro scorre attraverso diversi media visivi, illustrazioni, animazioni o collage rivelano gli spazi creativi dell'artista, che trova un vantaggio per gli artisti nella democratizzazione di Internet. “Senza dubbio, Internet è un buon alleato per artisti e creativi. Se è vero che l'eccesso di informazione può essere un punto debole, sapere come essere selettivi con i media e le piattaforme per diffondere il nostro lavoro può aiutarci a dargli visibilità e proiettare il nostro marchio personale. Internet, come ogni cosa nella vita, presenta vantaggi e svantaggi. Dal mio punto di vista ha contribuito a democratizzare l'arte, ad abbassarla da un piedistallo che non sempre o tutte le opere meritano. Ha umanizzato una disciplina concepita per umanizzare e l'ha avvicinata al popolo, rompendo il vincolo elitario a cui era sottoposta. Viviamo in un'altra epoca, con regole che cambiano ogni secondo, dobbiamo adattarci a un nuovo mondo, con una nuova generazione, con nuovi valori e ideali. L'arte deve essere un bene universale, accessibile e vicino, e deve saper rispondere alle esigenze di una nuova realtà in modo più semplice, senza essere così presuntuoso ".
«Mi piace creare cose semplici che si capiscano e, soprattutto, creare arte per rendere felici gli altri ...»
L'opera di Houda Bakkali si definisce per la sua semplicità, i suoi colori accesi ed elementi comuni come la bellezza, rappresentata dalla figura della donna, la natura rappresentata dai fiori e lo scorrere del tempo visto con l'ironia di chi sa che c'è per fare amicizia con gli anni. Houda crea per ricreare non per convincere. Ironizza attraverso messaggi chiari, senza grandi artifici concettuali.
“Da tempo ho l'impressione che siamo fermi in una protesta distruttiva, in un clima di caos e incertezza che ora è diventato anche peggiore. La mia idea del mondo non è guardare dall'altra parte, lontano da esso. Ma credo che l'arte debba servire ad alleviare il dolore, a rendere le cose un po 'più piacevoli e sopportabili. Non serve aggiungere altra tragedia alla tragedia o oscurare un mondo in cui dobbiamo anche lasciare spazio alla speranza. L'arte è un mezzo di protesta, un potentissimo mezzo di rivendicazione capace di irrompere nella nostra vita e far reagire il nostro cervello. L'arte è uno strumento per il cambiamento. Chi di noi ha il privilegio di raggiungere il pubblico deve anche pensare a come migliorare la propria vita, a come dare loro una dose di felicità, anche se momentanea. Per questo motivo i miei lavori sono pensati non solo per raccontare le mie storie e le mie ossessioni, ma cerco anche di creare opere che parlino ad altri di mondi piacevoli e accattivanti. Penso sempre al pubblico, ai destinatari del mio lavoro, dal momento che il mio lavoro è concepito per essere visto dal mondo ".
Un'arte fatta per il pubblico
«È immensamente motivante sentire tutte quelle persone che stanno davanti alle mie opere in qualunque parte del mondo in cui le presento e i loro occhi sorridono, perché sentono la gioia del colore, sentono il ritmo e la luce, si lasciano sedurre dalle forme semplici , le storie si chiudono, facili da capire, senza clamore. Opere fatte per chi non vuole decifrare formule magistrali, se non per godersi scene pacifiche, entusiaste, felici. Mi piace creare cose semplici che si capiscono e, soprattutto, creare arte per rendere felici gli altri. Alla fine, la vita si riduce a vivere per essere felici, non complichiamo. Credo che l'umanità sia nel momento perfetto per cambiare rotta, allontanarsi da tanti discorsi vuoti e lavorare per fare della felicità una moda che non passa di moda ".
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